Prestiti Senza Busta Paga

Prestiti senza busta paga

Nell'ampio spettro di possibilità che viene offerto a coloro i quali intendono richiedere un prestito, ben poche sono le prospettive lasciate a coloro i quali non sono in possesso di una forma di reddito fissa, dimostrabile attraverso cud per i valoratori autonomi o mediante la busta paga per i lavoratorio salariati. Solitamente, infatti, gli istituti di credito pretendono una busta paga quale garanzia del ripagamento del debito accumulato in seguito all'ottenimento di un prestito.

Prestiti Senza Busta Paga

Prestiti Senza Busta Paga | Come ottenere il prestito

Al contrario di queste forme di prestito, i prestiti senza busta paga offrono al richiedente la possibilità di richiedere un prestito - e con ciò far fronte alle spese improvvise o impreviste - immediato senza che sorga la necessità di giustificare o dimostrare una forma di introito economico stabile come la busta paga. I prestiti senza busta paga, infatti, accettano garanzie alternative, tra le quali le più percorse ed accettate sono le seguenti:

  • Ipoteca su un immobile di proprietà:il richiedente del prestito presenta in veste di garanzia del pagamento del debito accumulato una ipoteca su un immobile di sua proprietà. In caso di insolvenza, l'istituto di credito potrà appropriarsi dell'immobile stesso;
  • Introito fisso derivante da affitto di un immobile di proprietà:il richiedente del prestito assicura il rimborso del prestito presentando una forma di introito economico fisso che gli proviene dalla ricezione di una somma economica variabile ricavata dall'affitto a terzi di un immobile di sua proprietà;
  • Garanzia di terzi: il richiedente del prestito delega a terzi la responsabilità di assicurare il pagamento del debito accumulato: la terza persona, solitamente dotata di busta paga, dovrà garantire all'istituto di credito che il debito venga saldato entro i tempi previsti; in caso contrario sarà proprio questa terza persona a risponderne;
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Il nuovo governo, capitanato dal premier Mario Monti, ha previsto delle nuove manovre atte a recuperare molte di quelle finanze che serviranno allo Stato per tornare in una situazione economica migliore di quella in cui ci stiamo imbattendo in questi anni.

Una delle tasse che questo governo ha proposto è quella dell’IMU (Imposta Municipale Unica). In realtà, il termine migliore sarebbe “ripropostoâ€, in quanto questa tassa era già presente in precedenza, sotto il nome di ICI (Imposta Comunale sugli Immobili).

Questa modifica, ovviamente, ha provocato uno scontento da parte di quella classe di soggetti che avevano sfruttato i loro risparmi per investire negli immobili, in quanto il cosiddetto “investimento del mattone†era uno dei più sicuri fino a quel momento (poiché gli immobili sono beni che accrescono il loro valore con il passare del tempo senza dover essere in ansia per un qualsiasi tipo di indice o percentuale).

Veniamo ora all’analisi di questa imposta.

Questa nuova tassa viene calcolata utilizzando moltiplicatori e le rendite catastali che sono cresciuti del 60%.

Dunque, la rendita catastale, rivalutata di recente e utilizzata come base per il calcolo, sarà affiancata da vari moltiplicatori che cambiano in base a determinate condizioni. Abbiamo il moltiplicatore 160 per tutti gli immobili che si trovano nel gruppo catastale A, B o C; moltiplicatore 80 punti percentuali per gli immobili collocati nella categoria D; moltiplicatore 60 per tutti gli immobili che fanno parte della categoria B/1.

Molte delle testate giornalistiche che trattano l’economia hanno già previsto degli aumenti molto forti per quanto riguarda tutti gli immobili che non sono considerati prima casa. Ad esempio, chi possiede un’attività lavorativa come un negozio dovrà far fronte ad un aumento di circa un centinaio di euro, mentre per un secondo immobile da utilizzare come appartamento si arriverebbe a pagare in più anche 400 euro circa.

Questa nuova tassa sugli immobili viene applicata in via sperimentale in questi futuri 3 anni, mentre dal 2015 diventerà una imposta permanente.